La Rocca e i Gonzaga - ::: COMUNE DI NOVELLARA (RE) :::

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La Rocca

interno

Veduta del cortile interno della Rocca dei Gonzaga

 

È il monumento più significativo di Novellara.

I lavori per la costruzione del fortilizio, dimora della famiglia Gonzaga, ebbero inizio verso la fine del 1300 e si conclusero un secolo dopo. Nel Cinquecento una serie di interventi trasformarono gradatamente la fortezza in castello rinascimentale, più adatto alla vita di corte che alla difesa.  In seguito all’estinzione della famiglia Gonzaga di Novellara, avvenuta nel 1728, la rocca venne poi acquistata dalla municipalità nel 1754.

Attualmente l’edificio è sede del Comune e dei servizi culturali: Museo Gonzaga, Teatro, Biblioteca e Archivio storico. Al suo interno si trovano anche la Sala del fico, decorata a grottesche nella metà del Cinquecento, la Sala del Consiglio dipinta nell’ Ottocento con gusto scenografico, la Sala civica intitolata ad Augusto Daolio dove sono esposti alcuni suoi disegni e, nel sottotetto dell’ala est,  l’Acetaia comunale.

 

 

I Gonzaga di Novellara

La dinastia Gonzaga di Novellara ebbe inizio con Feltrino Gonzaga, figlio di Luigi primo signore di Mantova.

Nel 1371 Feltrino fu costretto a cedere Reggio ai Visconti riservando per sè e la sua discendenza  Novellara e Bagnolo. Da allora i Gonzaga dominarono Novellara per quasi quattrocento anni, dal 1371 al 1728, dando vita alla seconda, per antica origine e importanza, fra le piccole signorie gonzaghesche.

Destreggiandosi abilmente riuscirono a salvaguardare il loro piccolo territorio da invasioni e saccheggi e ne fecero un piccolo stato autonomo e indipendente, con proprie forme di organizzazione economica, civile, politica e religiosa. Si imparentarono con nobili casate italiane ed austriache e furono oltre che politici accorti, uomini d'arma, alti prelati, mecenati. Ospitarono alla loro corte sovrani, condottieri, artisti.

Durante il Quattrocento furono soprattutto impegnati a difendere la loro signoria da liti e controversie. Il Cinquecento, con il privilegio imperiale del 1501 che legittima Novellara a contea, fu il loro secolo d'oro. Iniziarono a battere moneta propria e trasformarono Novellara in una piccola città ideale, ricca di monumenti e opere artistiche.

I decenni centrali del Cinquecento vedono infatti i signori di Novellara operare a tutto campo nella promozione delle arti e del rinnovamento edilizio, complice la presenza in loco di Lelio Orsi. Morto il conte Alessandro nel 1530, la vedova Costanza da Correggio, resse lo stato con la collaborazione del cognato Giulio Cesare, impegnato in importanti incarichi presso la corte romana. Ciò fino alla maggiore età del primogenito Francesco che però cedette ben presto la primogenitura al fratello Camillo. A sua volta Camillo, essendo senza eredi, abdicò a favore di Alfonso che sposò, nel 1567, Vittoria da Capua assicurando la discendenza della casata.

Tra il Seicento e il Settecento anche i Gonzaga di Novellara non rimasero immuni dalla crisi etico-morale che colpì quasi tutte le signorie italiane.

Quando l'ultimo conte Filippo Alfonso morì nel 1728, nominando la sorella Ricciarda sua erede universale, una grande tradizione di mecentismo, austerità morale e sagacia amministrativa si era quasi totalmente perduta negli intrighi di corte e nella fatuità dei costumi.

Il feudo di Novellara fu assegnato nel 1737 al vecchio Duca di Modena Rinaldo I d'Este e a Ricciarda rimasero i beni mobili e i due casini dove trasferì parte dell'arredo e della quadreria che era in Rocca.

 


Sala del Consiglio

 

Si trova nel torrione a Nord-Ovest. Nel Cinquecento era una sala destinata a rappresentanza con il nome di Salone Gonzaga oppure delle Aquile o degli Specchi. Nella seconda metà dell’Ottocento fu trasformata in Sala del Consiglio e decorata con gusto scenografico da Cesare Cervi, lo stesso autore che, nei medesimi anni, decorò il Teatro Comunale.

 

 

Sala del Fico

 

Particolarmente pregevole è il soffitto a grottesche della Sala del Fico, al piano terra della Rocca. Gli affreschi - particolari di carattere allegorico, naturalistico, bizzarro - attribuiti a Domenico Fredino e Giovan Battista Torbido sono della metà del Cinquecento. A metà della volta e nelle lunette vi sono riquadri rappresentanti Storie del Figliol Prodigo e Storie di Giuseppe, staccati nell’Ottocento. Durante i lavori di restauro della Sala, sono stati scoperti affreschi dello stesso periodo anche alle pareti.

 

 

Sala Civica "Augusto Daolio"

      

   

Tutte le domeniche su richiesta (presentandosi presso il bookshop del Museo Gonzaga) è possibile visitare la sala civica "Augusto Daolio", che ospita una raccolta permanente dei quadri dell'artista.

 

 

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