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Il Museo Gonzaga è "Museo di Qualità"

Nel 2010 il Museo Gonzaga e' stato riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna  come "Museo di Qualità" per il buon livello della gestione, dell'organizzazione interna e delle attivita' messe in campo per la valorizzazione delle proprie raccolte.

 

 

putti

 

 

 Quando visitare il museo

 

Il Museo Gonzaga è aperto la domenica dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle 18.30

Ingresso gratuito.

 

VISITE GUIDATE DOMENICALI (con Guida Pro loco)

Gruppi: min 4 persone  

Prezzi: intero € 4,00, ridotto € 3,00 (over 65), gratuito fino a 12 anni.
Preferibile la prenotazione   

 

VISITE GUIDATE DOMENICALI (Gruppi con guida propria)

Gruppi: max 50 persone

Ingresso gratuito

Preferibile la prenotazione

 

VISITA GUIDATA GIORNI FERIALI (con Guida del Museo)

Gruppi: min. 10 persone

Prezzi: intero € 4,00, ridotto € 3,00 (over 65), gratuito fino a 12 anni.
Necessaria la prenotazione

 

VISITA GUIDATA GIORNI FERIALI (Gruppi con guida propria)

Gruppi: min. 10 persone  

Prezzi: intero € 2.00, gratuito fino a 12 anni.

Necessaria la prenotazione

 

VISITA GUIDATA GIORNI FERIALI PER SCOLARESCHE (con Guida del Museo)

Ingresso gratuito.

Necessaria la prenotazione
 

Telefono per prenotazioni e informazioni: 0522655426 (solo mattino) 

mail: e.ghidini@comune.novellara.re.it

 

Consulta il regolamento del Museo Gonzaga

 

Consulta la carta dei servizi del Museo Gonzaga

 

 

 

Da vedere nelle sale

Seguendo il percorso, cronologico, si possono ammirare

- Due teste romane (calchi) della metà del I sec. d.C. ritrovate in territorio novellarese;

- Monete romane della donazione Sessi;

- Affreschi romanico bizantini (1280 ca.) provenienti dalla antica Chiesa di San Giovanni della Fossa concesse in  deposito dalla Curia  Vescovile di Reggio Emilia e Guastalla;

- Il prezioso arazzo di Alfonso I Gonzaga rappresentante Giasone e Medea  sul vascello degli

   Argonauti (datato 1554);

- Il ciclo di affreschi (datato 1560 c.a.) di Lelio Orsi provenienti dal Casino di Sopra e in deposito dalla Galleria Estense di Modena;

- L'"Annunciazione" dipinto su tavola di Lelio Orsi della metà del Cinquecento;

- Due disegni di Lelio Orsi;

- Due alberi genealogici dei Gonzaga e alcuni ritratti di personaggi della famiglia;
- Monete della Zecca dei Gonzaga;

- Mappa seicentesca del territorio;

- Quadri provenienti dalla chiesa di S. Anna e dal Convento dei Cappuccini di Novellara;

- Ritratti di personaggi novellaresi (dal XVII al XIX sec.) e Ritratto di dama di A. Muraton, donato dal Prof. Ivo Neviani;

- La collezione di vasi della antica Spezieria dei Gesuiti, una delle collezioni di vasi da farmacia più importanti d’Europa.

- Una serie di vetri antichi e un antico cassone (XIV sec.) donati dalla Prof. Mariarosa Villani;

- La sala dedicata a Vivaldo Poli.

 

 

 

I materiali e le raccolte

 

Il Museo Gonzaga occupa diverse sale  del cinquecentesco appartamento dei Conti Gonzaga, situato al piano nobile della Rocca gonzaghesca, progettato, realizzato e decorato sotto la direzione di Lelio Orsi. Alcune delle sale che ospitano le raccolte hanno soffitti a cassettoni,  sono decorate con fregi attribuiti ad allievi dell’Orsi, e presentano imponenti camini cinquecenteschi in marmo veronese.

 

 

 Sala 3 dedicata a Lelio Orsi  -  foto: Claudio Torreggiani

 

 

loggia

 Loggiato di ingresso al museo  -  foto: Pietro Parmiggiani

 

 

stanza con camino  corridoio

 interni del museo dei Gonzaga  -  foto: Pietro Parmiggiani

 

 

 

Gli affreschi romanico-bizantini

I grandi frammenti di affreschi romanico-bizantini, di proprietà della Curia Vescovile di Reggio Emilia e Guastalla, in deposito temporaneo presso il Museo, provengono dalla Chiesa di San Giovanni della Fossa. Sono datati 1280 e rappresentano gli Apostoli sottostanti a Cristo, del quale non rimane che l'immagine del piede. Nel particolare meglio conservato si individuano chiaramente i tre Apostoli che conversano tra loro. Pur se frammentaria, l'opera rappresenta un importante riferimento per lo studio della pittura romanica emiliana.

 

 L' arazzo di Alfonso I

 L'arazzo che rappresenta Giasone e Medea sul vascello degli Argonauti è un esemplare superstite dei numerosi arazzi di proprietà dei Gonzaga di Novellara. Il manufatto, opera di Giovanni Rost, famoso arazziere fiammingo che lavorò per Cosimo I de' Medici a Firenze, è stato acquistato, nel 2003, dal Comune di Novellara ad un'asta a Milano. In alto è tessuto lo stemma dei Gonzaga e l'iscrizione "Alphonsus Gonzaga Novellarie Comes 1554".

 

 Gli affreschi del Casino di Sopra

 

 Gli affreschi che decoravano la sala centrale del Casino di Sopra - residenza estiva dei Gonzaga fatta costruire nel 1542 da Costanza da Correggio - furono commissionati a Lelio Orsi dalla contessa Barbara Borromeo e dal conte Camillo I. Erano distribuiti su tre ordini e formavano in quello superiore un fregio continuo tramite figure allegoriche distese, fiancheggiate da cariatidi e telamoni. Le allegorie della guerra e della pace, con le attività a questa connesse dell'Agricoltura e delle Arti, sovrastavano il progetto decorativo della sala che comprendeva le raffigurazioni delle divinità e, in basso, distibuiti su due pareti opposte, quattro busti monocromi. Si tratta del più vasto e articolato progetto decorativo di Lelio Orsi, che qui espresse compiutamente attorno al 1560 la più avanzata cultura figurativa emiliana, aggiornata sui moderni esempi delle decorazioni romane (ex affreschi di Castel S.Angelo e a Loreto) e di quelle di alcuni ambienti bolognesi come Palazzo Poggi.

Furono strappati dalla loro sede originaria nel 1845 dal restauratore centese Giovanni Rizzoli. Dopo molte vicissitudini giunsero a Zurigo nel 1937 dove nel 1973 li acquisto` lo Stato italiano che li diede in consegna alla Soprintendenza di Modena e Reggio. Da allora sono affidati al Museo di Novellara.

 

 L'Annunciazione

 La tavoletta è stata dipinta da Lelio Orsi probabilmente per Alfonso Gonzaga ed è possibile che in seguito sia stata donata al cardinale  Alessandro d'Este o a suo fratello Cesare, primo duca di Modena e Reggio. Di sicuro fu spedita da Modena a Roma nel 1618 dove la ritroviamo nel 1679 in possesso del padre filippino Sebastiano Resta. In quella data un gruppo di artisti, fra i più prestigiosi, firmava una dichiarazione collettiva (incollata nel verso del quadro) nella quale l'Annunciazione veniva attribuita ad Antonio Allegri detto il Correggio. Dopo vari passaggi di proprietà la vide a Roma, ricomparsa sul mercato antiquario, il grande critico d'arte Federico Zeri che la rese nota come opera dell'Orsi. Il Comune di Novellara l'ha acquistata nel 2002 . L'opera, dopo diversi secoli è tornata nel luogo dal quale era partita.

 

I ritratti dei Gonzaga di Novellara

 

Filippo Alfonso
La serie dei ritratti riguarda alcuni personaggi della famiglia Gonzaga di Novellara, dal Cinquecento alla fine della dinastia (1728): Camillo I,  Vittoria di Capua, Alfonso Carlo Gonzaga, Camillo III, Matilde d'Este, Filippo Alfonso, Ricciarda Gonzaga Cybo.

 

La quadreria
Dell'antico e ricchissimo patrimonio di opere d'arte dei Gonzaga di Novellara rimangono oggi nel Museo solo pochi quadri. Sono per lo piu` dipinti di scuola emiliana dei secc. XVI, XVII e XVIII, di buona fattura. Alcuni di questi provengono dalla gonzaghesca ex Chiesa di S. Anna e dal Convento dei Cappuccini. Particolarmente interessante è il ritratto del Beato Bernardino da Feltre, più volte ospite dei Gonzaga a Novellara nella seconda metà del Quattrocento, una tempera su tavola databile fra gli ultimi anni del Quattrocento e i primi del Cinquecento.

 

Le ceramiche della farmacia dei Gesuiti

 

 

 Vasi Veneziani sec. XVI -  foto: Fausto Franzosi

 

 Vaso Lodigiano sec. XVIII - foto: Bila

 

La raccolta dei vasi da farmacia del Museo è fra le più ricche e preziose esistenti in Europa.

Si tratta per la maggior parte di pezzi provenienti dall'antica spezieria del Convento dei Gesuiti di Novellara, attiva già pochi anni dopo la fondazione del convento (1571).  Una parte cospicua degli albarelli, delle brocche e dei boccioni, ornati con il vivacissimo gusto coloristico veneziano, è della fine del Cinquecento. Ogni vaso è contrassegnato dallo stemma dei Gesuiti e nel cartiglio sottostante è indicata la sostanze contenuta, in italiano o in latino. In quantità notevole sono presenti anche albarelli, brocche e boccioni di ceramica "ingobbiata", prodotte in un centro minore, probabilmente a Sassuolo, nella prima metà del Settecento. La serie dei grandi vasi, la più preziosa, con raffigurazioni di carattere sacro o mitologico è riferibile invece all'ambiente artistico lodigiano della metà del Settecento. Della raccolta fanno parte anche le bottiglie veneziane settecentesche di vetro soffiato, incise e dipinte con smalti policromi e i numerosi vasetti in vetro esposti.

 

 

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